Carlo De Sanctis e Anna Maria Bigoni non sono soltanto amici di Redpoint, ma anche e soprattutto una coppia di giovani che lavora da anni, con passione, nello sviluppo, vendita e consulenza di soluzioni modulari per il mondo dell’amministrazione, finanza e controllo.
Dopo anni all’estero, la scelta coraggiosa di tornare ‘a casa’ in piena pandemia per inaugurare la sede italiana di Amana, poi entrata a far parte del gruppo Lucanet. L’azienda tedesca offre soluzioni software per l’efficienza dei processi finanziari: dal bilancio consolidato e alla pianificazione, fino ai processi ESG, includendo disclosure management, XBRL e gestione dei contratti di leasing.
Per intervistarli, ci siamo connessi con il mare azzurro dell’Adriatico e le colline verdeggianti del centro Italia: Civitanova Marche.
Carlo, Anna Maria, voi mi state parlando dalle Marche, ma so che avete un’esperienza europea. Qual è stato il viaggio che vi ha portato a Lucanet?
Carlo: È una storia molto particolare. Mi sono laureato in Economia e Commercio e ho iniziato subito a lavorare nell’ufficio Bilancio Consolidato di una grande azienda in Italia. Ma avevo un sogno: fare un’esperienza all’estero, e ho deciso di raggiungere mio fratello che viveva e lavorava in Svezia. Per farlo ho rifiutato un contratto a tempo indeterminato. Non solo: tre mesi prima ho incontrato Anna Maria… un tempismo tutt’altro che perfetto, ma ormai la scelta era stata fatta e non si poteva tornare indietro.
In Svezia ho studiato lo svedese, poi ho trovato lavoro in una società di consulenza, leader in Scandinavia. Dopo una settimana, mi hanno mandato a fare il Bilancio di un colosso tech svedese con cinquecento società da consolidare. In Svezia danno fiducia ai giovani offrendo delle sfide che sono vere e proprie opportunità: in caso di necessità sono pronti ad affiancare un senior. Comunque, il lavoro è andato avanti ed è andato bene, anche se ero il più giovane e non madrelingua.
Anna Maria: Io, nel frattempo, ho terminato il mio percorso di laurea e sono andata subito in Svezia. Ho iniziato a lavorare a ciò che adesso è l’ITA (Italian Trade Agency) che si occupava di aiutare le aziende italiane a entrare nei mercati della Scandinavia e dei Paesi Baltici. Un lavoro molto bello, che connetteva piccole realtà artigianali italiane a mercati grandi, globali. Lì ho sviluppato l’approccio al cliente, che è l’anima del lavoro di cui mi occupo ancora oggi. Nel 2018 l’azienda in cui lavorava Carlo cercava nuovi profili: siamo così diventati un team.
Carlo: Poi è arrivato il Covid. Un po’ per la situazione emergenziale, un po’ per il fatto che ci mancava la nostra famiglia, abbiamo deciso di tornare, in pieno lockdown. Dal momento che erano anni che ci occupavamo di tecnologia legata al mondo finance, è nata l’idea di aprire la sede italiana del gruppo tedesco Amana. Nel 2023 il gruppo è stato acquisito da Lucanet, un gruppo molto più grande: oggi, nel mondo, siamo quasi 1.000 persone, con quasi 7.000 clienti.
Verrebbe naturale pensare di stabilire la sede di un gruppo internazionale in una grande città; invece, voi avete scelto di dislocarvi dove siete nati e cresciuti, ovvero nelle Marche.
Carlo: Siamo andati all’estero per cercare opportunità che la provincia non ci offriva. Dopo questa importante evoluzione professionale, ci siamo detti: apriamo una realtà a casa. Qui abbiamo delle ottime università e molti talenti validi che si sentono costretti ad emigrare nelle grandi città e all’estero. Se riescono a trovare un’alternativa interessante “a km zero”, perché no? Noi cerchiamo di applicare ciò che abbiamo imparato all’estero: cioè che la squadra vince sempre, che possono esserci ruoli diversi ma senza “far pesare” la gerarchia e che si può lavorare per obiettivi e in maniera flessibile, in un ambiente umano.
A quali domande di mercato rispondete?
Carlo: In alcuni casi rispondiamo a esigenze normative legate ai bilanci in versione digitale: i clienti si rivolgono a noi, dopo aver raccolto i dati, per gestirli ed esportarli in formato elettronico. Poi ci sono aziende che hanno l’esigenza di migliorare processi e tempistiche. Ad esempio, un’azienda con 10-20 filiali nel mondo, valute diverse, software di contabilità (ERP) differenti, per compilare il Bilancio Consolidato ha delle complessità che con i fogli di calcolo aumentano esponenzialmente. Un software dedicato che importa dati e che compie automaticamente le scritture di consolidato e le eliminazioni intercompany può essere una svolta importante.
Anna Maria: È un processo integrato, tracciato a diversi step, con la possibilità di una condivisione controllata e sicura. Sono soluzioni abbastanza complesse che si rivolgono alle medie e grandi imprese.
Il vostro lavoro vi permette di avere una visione esterna dei trend a livello economico, sociale, politico, aziendale. Una delle vostre soluzioni riguarda la misurazione dei parametri ESG. Che cosa avete registrato negli ultimi anni rispetto a questi temi?
Carlo: Quello che abbiamo osservato nell’arco del tempo è che all’inizio tutti hanno fatto scouting di expertise per capire meglio la normativa. Le grandi imprese quotate hanno avuto subito l’obbligo e si sono organizzate con un approccio ibrido, ancora molto manuale. Il secondo anno c’è stata un’evoluzione verso l’efficientamento tecnologico per coprire l’intera filiera (raccolta dati, calcolo emissioni, disclosure automatizzata). L’anno prossimo immagino si andrà sempre più verso il futuro con soluzioni integrate. La maggior parte delle aziende medio-grandi non quotate, che inizialmente dovevano entrare nella “second wave” di attuazione della normativa e che ora non hanno più l’obbligo, si sono ovviamente fermate. Stanno attendendo sviluppi, per capire meglio. Non nego che qualche mosca bianca stia proseguendo, per varie ragioni: per essere compliant con i fondi o istituti bancari che hanno investito su di loro, oppure per mantenere la competitività sul mercato.
Anna Maria: Probabilmente a frenarle è stata la percezione di una direttiva CSRD poco calzante per le loro dimensioni e attività.
Che cosa consigliereste, oggi, a un’azienda, per fare un Bilancio Consolidato?
Carlo: Consiglieremmo un percorso di integrazione del flusso dati: è una garanzia non solo verso l’interno ma anche verso l’esterno: clienti, istituti bancari, investitori, attuali e potenziali, società di revisione ecc.
Anna Maria: La tecnologia ci viene incontro. Avere la certezza che quello che viene presentato in bilancio sia verificato e sicuro è essenziale. Se si utilizza un software dedicato, la qualità del dato ha uno standard molto elevato e non lascia spazio ad errori. Oltre, ovviamente, alla velocità nella produzione del documento stesso.
Mi è venuto in mente, e forse un po’ estremizzo, il passaggio tecnologico che c’è stato dal Medioevo al Rinascimento: dagli amanuensi che copiavano i codici e che inevitabilmente facevano errori che poi entravano nei canoni letterari, all’invenzione della stampa, che ha reso tutto molto più affidabile.
Carlo: È vero, e infatti noi ci teniamo ad accompagnare i clienti nell’utilizzo in autonomia del software. Forniamo consulenza proprio perché questi nuovi strumenti siano alla portata di tutti. E poi ci poniamo come fornitore unico: possiamo relazionarci alle aziende proprio perché abbiamo sviluppato “in casa” il software.
Anna Maria: A proposito di passaggio tecnologico, sono già presenti nelle nostre soluzioni, e sempre di più lo saranno, funzionalità che utilizzano l’intelligenza artificiale per efficientare i processi di lavoro.
E’ però fondamentale mantenere la componente umana che ha capacità di giudizio ed interviene nei processi automatizzati, in particolare per compiti complessi o decisioni altamente strategiche.