Incontriamo Samantha Lentini, che ci racconta l’operato sociale della Fondazione La Rotonda e di come stia cambiando il volto dell’hinterland a Nord di Milano.
“Le periferie hanno bisogno di bellezza” afferma Renzo Piano, perché “sono le città del futuro.”
In questa puntata di Real People, intervistiamo Samantha Lentini, Presidente dell’ETS La Rotonda, ora Fondazione, fondata da Don Paolo Steffano nel 2010. Una realtà di inclusione, accoglienza e sostegno ai confini con Milano, più precisamente a Baranzate.
Samantha inizia a fare volontariato a 15 anni e capisce che quella è la sua strada: non solo fare qualcosa per gli altri, ma costruire dei contenitori in cui gli altri possano trovare uno spazio dove poter crescere.
Un giorno le dicono: ‘devi andare a conoscere Don Paolo, perché siete uguali.’
È un po’ azzardato paragonare una giovane pedagogista a un prete, pensa, ma lo va a conoscere. Lui le presenta una metafora sorprendente: ‘La miniera è un ambiente inospitale, ma se sai scavare trovi l’oro. Baranzate è una miniera. Ho intenzione di trovare dei minatori che mi aiutino.’
E così, con due figli piccoli, iscritta a un master, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, risponde alla chiamata di Don Paolo: si licenzia e si butta in questa avventura.
Samantha, ci racconti il luogo in cui è nata La Rotonda?
Baranzate è un comune di 2 Km quadrati di superficie, schiacciato tra tre autostrade al confine con Milano e con l’hinterland e un altissimo livello di immigrazione: nel quartiere dov’è nata La Rotonda si arriva al 70%, con 80 nazionalità differenti.
Passo dopo passo, abbiamo costruito un percorso di comunità. Occupandoci, sia delle persone, che dei luoghi.
Abbiamo iniziato da subito a rigenerare.
Prima una vecchia Camera del Lavoro, poi un ex supermercato: lo abbiamo fatto a spese nostre, collaborando con l’amministrazione comunale e coinvolgendo anche la comunità di anziani immigrati dal sud negli anni 60.
E così arriviamo alla sede odierna de La Rotonda. Un grande capannone industriale, un ecomostro, 1400 metri quadri in disuso da vent’anni, proprio accanto alla parrocchia. Avevamo il sogno di ristrutturarlo. È nato Spazio InOltre.
In che modo trovate le risorse per sostenere questa vera e propria rigenerazione?
Noi collaboriamo con il Comune, con le Caritas, ma non sono collaborazioni che prevedono un sostegno economico. La collaborazione col pubblico sta nel fatto che i beneficiari di La Rotonda sono i cittadini di Baranzate. In una logica di sussidiarietà circolare, dobbiamo farci intorno a queste persone per poterle far ripartire.
E poi abbiamo una grande rete di aziende che ci sostengono. A volte si pensa al non profit che si avvicina al profit solo per allungare la mano. Non è così. In una logica di sostenibilità, come progetto integrale, dobbiamo essere partner di una sfida che non possiamo portare avanti da soli. Le aziende che credono nel progetto ci danno le risorse economiche per portarlo avanti. Ma non solo: collaborano attivamente, fornendo, per esempio, opportunità di lavoro alle persone che seguiamo. Sono obiettivi comuni, a cui bisogna tendere, senza snaturarsi.
Per esempio, lavoriamo da anni con Fondazione Bracco, della Dottoressa Diana Bracco, presidente di Expo (oggi MIND), che è alle porte di Baranzate. Ricordo ancora, quando Don Paolo le scrisse: ‘Presidente, lei l’EXPO lo fa una volta nella vita, noi ce l’abbiamo tutto l’anno.’
Che testimonianza raccogliete dalle aziende che collaborano con voi?
Le aziende si stanno accorgendo che il malessere dei loro dipendenti incide in maniera diretta sul loro fatturato. Le persone sono alla ricerca non solo di un posto di lavoro, ma anche di un posto che li sappia ingaggiare dal punto di vista valoriale. Lavorare integralmente significa prendersi cura a 360 gradi della persona che porta in azienda un valore specifico e che vuole che questo valore gli o le venga riconosciuto.
Facciamo team building o giornate di volontariato aziendale che prevedono sempre un ribaltamento: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. I lavoratori, a contatto con le nostre persone, scoprono il valore di mettersi a disposizione, dell’imparare, del fare in modo che l’altro emerga.
Operate ai confini di Milano, una grande città che sta subendo una trasformazione economica e sociale sul tema dell’abitare. Qual è la vostra ricetta per evitare che anche Baranzate ne sia travolta?
Non possiamo fermare il caro prezzi, ma possiamo iniziare a guardarci attorno e capire quali strategie mettere in piedi. Per esempio, Baranzate ha una serie di alloggi all’asta. È un patrimonio inutilizzato. L’accesso alla casa all’asta, se guidato, può essere un primo passo.
O ancora, ci occupiamo della questione affitti. Noi chiediamo ai proprietari di dare in affitto le proprie case a La Rotonda, che seleziona singoli e famiglie a cui affidarle.
Ultimo punto della ricetta: pensare i territori come comuni interconnessi, con una politica di città metropolitana.
Noi crediamo nel radicamento, nelle cose che facciamo, nello stare vicino alle persone, ma anche nell’andare oltre. Un’azione di advocacy che contamini altre realtà e quartieri di Milano e dell’hinterland dei nostri valori, del nostro modo di operare.
Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo comprato una ex scuola dell’infanzia, la stiamo ristrutturando, sarà la sede del Doposcuola dei bimbi – accogliamo circa 275 minori a settimana – e questo spazio si chiamerà “Accademia dei giorni straordinari”, perché ogni bambino possa avere un giorno straordinario.